Il furto dei Munch

"Non c'è gusto nella vendetta,
a meno che il colpevole abbia il tempo di rendersi conto
di chi lo colpisce e del motivo del castigo."
 
Arthur Conan Doyle
Uno studio in rosso
parte seconda - La Terra dei Santi
Avevo ventisei anni quando è nata l'idea.
E, dal momento che da queste parti le idee hanno (quasi) sempre la forma di parole
... ecco le parole. Le prime:

 
Entra nella stanza col passo di chi non sappia bene dove stia andando, e mi sfiora la spalla con una carezza. Io, seduta in poltrona, mi volto appena. Lo guardo con il malcelato disprezzo che merita ogni uomo che abbia rinunciato a se stesso e alla propria carriera per amore di una donna.
Non è sempre stato così. C'è stato un tempo in cui l'ho amato, e molto. Senza alcuna riserva.

 
Poi ho capito.
Volevo scrivere la storia di un pianista di successo che, al culmine della propria carriera, rinuncia a se stesso e finisce con l'annullarsi.
L'ho capito dopo, quando le parole erano già sul foglio.
Accade, talvolta.
Cominci a scrivere e ancora non hai una vera meta. Ti lasci trasportare.
Questo è scrivere.
La consapevolezza viene in seguito.

Non so bene come sia successo ma, a un certo punto, mentre già scrivevo di lui, il mio musicista ha raggiunto lo scopo: si è annullato. Talmente bene da cedere il ruolo di protagonista ad Agata, sua moglie.
Per Agata ho riscoperto l'amore per Trieste -l'amore degli esuli-, la passione per l'Arte.
Per Agata, soprattutto, ho viaggiato. Perché, ormai, il nodo del romanzo non era più quello sul quale avevo cominciato a fare ricerche -un ipotetico K0, primo spartito autografo di un Mozart con ancora il pollice in bocca... Giù le mani, gente! Il fatto che non abbia scritto quel libro non significa che non lo scriverò mai!-.
Il nodo era l'Arte.

Nel 2004 erano stati sottratti due esemplari de l'Urlo e della Madonna dal Munch-Museet di Oslo.

Edvard Munch, Madonna, 1894


Edvard Munch, Skrik, 1893

La faccenda era ghiotta, le indagini erano ancora aperte e i vuoti da riempire rimanevano tanti. Ma veramente tanti, almeno stando a quello che ero venuta a sapere da qui -dall'Italia, dai telegiornali... e dal pc-!
Allora, ho fatto i bagagli e sono partita alla volta della Norvegia.
In quel periodo ho trascorso in aereo più tempo di quanto mi faccia piacere ricordare, ma almeno mi sono concessa la possibilità di effettuare ricerche sul campo.
Una delle foto che ritraggono i due ladri.
Fonte: Aftenposten
Milano-Oslo. Oslo-Milano. A studiare il Museo, le sale, a parlare con coloro che avevano assistito al furto (aveva avuto luogo in pieno giorno: una faccia tosta incredibile!), a ripercorrere i passi dei due ladri.
Ho osservato piantine, imparato a memoria la posizione di ogni telecamera. Ho persino cercato di farmi arrestare davanti alla Questura di Oslo perché, in quel momento, mi sembrava l'unico modo per raggiungere l'Ispettore che si stava occupando delle indagini sul furto Munch (ma questa ve la racconto un'altra volta). Fuori Oslo, mentre vagavo per stradine circondate da prati e boschi, ho quasi stirato una pecora...
Il tutto, con le Variazioni Goldberg e il Requiem di Mozart in sottofondo, al fine di calarmi il più possibile all'interno del romanzo e della sua colonna sonora.
Ho letto articoli, ho imparato tre o quattro frasi in norvegese incerto, ho inventato scenari, li ho resi reali o, quando meno, plausibili... Sono stata il ladro che pianifica il colpo e spera di farla franca. Sono stata il segugio che annusa la traccia e scopre piste. Ho tentato azzardi.
Ho saltato nel buio.
E dire che, fino ad allora, non avevo mai preso in considerazione il genere giallo. Credevo non facesse per me.
Invece, adesso, eccomi qui.

"Il furto dei Munch" farà la sua prima uscita pubblica al Salone Internazionale del Libro di Torino.
Lo troverete -mi troverete- allo Stand T34, Padiglione 3, in compagnia degli autori de La Corte Editore.
Già ora vi anticipo che potrete acquistare il volume cartaceo al Salone e, a breve, l'eBook nei maggiori store on-line!
Occhi aperti!


Le tele Urlo e Madonna recuperate il 1 settembre 2006

2 commenti:

  1. “Una trama per molti ma non per tutti”.
    Questo è stato il mio primo pensiero, appena terminata la lettura del nuovo avvincente romanzo di Barbara Bolzan.
    Di statura degna di un grosso editore, la vivace e altresì colorita scrittura di Barbara Bolzan, ci conduce nell’oscuro mondo dei trafficanti di opere d’arte.
    Mondo spietato, che lascia ben poco spazio ai sentimenti.
    Contano solo “gli assegni a sei zeri” come si legge a un certo punto della storia.
    Nonostante questo l’autrice milanese, analizza molto spesso anche l’aspetto affettivo, in particolare in Agata, il personaggio intorno al quale ruota tutta la storia.
    Questo permette di sentirsi vicino ai personaggi da ogni aspetto, per conoscerli e scegliere se apprezzarli oppure no.
    Traspare dalle pagine, il meticoloso lavoro dell’autrice per reperire informazioni utili per raccontare al meglio il famoso furto dei due capolavori dell’artista norvegese Edward Munch (1863-1944)
    Stiamo parlando dei celeberrimi “Urlo” e “Madonna”
    Intorno a questo, ottimi riferimenti musicali, uniti a un gergo altamente tecnico che fanno intendere Barbara molto preparata in questioni legate al pentagramma.
    Per questo motivo, secondo me, questo libro è per un pubblico molto preparato, sia in storia dell’arte, sia in cultura musicale.
    Tuttavia il lettore, anche se non avvezzo in questi due campi, troverà comunque motivo di leggere e apprezzare il nuovo libro di Barbara Bolzan.
    Un crescendo di emozioni che parte poco alla volta, e lo conduce nel vortice della storia, al punto di farlo sentire protagonista.
    Un’altra prova convincente dell’ottima Barbara Bolzan, che mi fa attendere il prossimo libro, sia con grande trepidazione, sia con grande curiosità.

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    1. Grazie per questa accurata analisi, Valerio! Leggere le mie parole attraverso le tue è sempre un immenso piacere.
      A presto, allora, per un appuntamento coi nuovi lavori!!

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